Un #albero vive molte vite.

19/05/2020
Un #albero vive molte vite.
Dal blog www.versiliagarden.com

Un caro amico, compagno sui banchi di scuola, ultimamente ha scritto: “Ho sempre desiderato avere due figlie femmine”. Le sue hanno quattro zampe, lunghi baffi, un musetto dolcissimo.
Nei miei interminabili soliloqui, ho sempre pensato che se le mie cellule si fossero moltiplicate sarebbero state femmina. Una, sola, irripetibile.
Non è un rimpianto.
Solo una fantasia.
All'anagrafe Annalisa, stessa mia iniziale, la stessa dei miei; poi, l'avrei chiamata Isabel, per simpatia verso una scrittrice e per un quadro appeso nella casa di gioventù di una carissima compagna di vita: “Lady Isabel”, appeso di fronte ad un tavolo da gioco, se la memoria non mi tradisce, ricordi, Claudia?
Non so, mi è rimasto impresso. Mi piaceva, quel nome suonava bene.

Continuamente si fanno scelte, anche senza rendersene conto. Dall'alba al tramonto – e viceversa – l'esistenza è costellata di scelte e di rinunce; così, ricamiamo i giorni, mettendo insieme i fili, sbrogliando matasse, talvolta ingarbugliandole.
A un incrocio devi scegliere: destra o sinistra? Un'occasione, un'opportunità, fare o non fare una telefonata, seguire uno sguardo oppure lasciarlo fuggire. Così si mettono insieme i giorni, ricamiamo, cuciamo o rattoppiamo le nostre vite, che sono anche l'insieme delle vite non vissute: destra o sinistra, hanno il potere di trasformarti in qualcos'altro, diverso da chi sei.

Isabel, l'altra me (quella vera, una sconosciuta?), vive nei miei giardini, nei miei paesi delle meraviglie o in quelli “inventati”, parafrasando l'Isabel scrittrice.
Infiniti giardini come infinite vite, infinite possibilità.
Io sto bene dove sono.
Sono la risultante di quanto è stato: se non fosse così, sarei un'altra.
Ho ingurgitato tutto e vomitato tutto e va bene così: piena di difetti e di contraddizioni; di slanci entusiastici e di seghe mentali. E va bene anche quando, talvolta, mi faccio incazzare da sola.
Tutte le vite che non ho vissuto e che rimpiangevo fino a ieri, se proprio voglio, posso farle vivere in giardino: un giardino di colori, vivace oppure timido e segreto, un bosco-giardino, un giardino di campagna, uno di vasi colorati sul davanzale.

No, non è un rimpianto.
Sono stata (e sono) mille volte mamma-gatta, perché mi sento più animale che umana e con i miei simili sono senza maschere.
Sono. E basta.
E sono una donna che pianta alberi. La mia chimica è la loro chimica.
L'eternità ha molteplici sfaccettature.

Un albero vive molte vite.
Vivrà anche per me.
Dopo di me.
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