Le erbe magiche del Solstizio d'Estate e di San Giovanni ROSMARINO, RUGIADA DEL MARE

19/06/2021
RUGIADA DEL MARE
Rosmarinus officinalis
Lamiaceae
Perenne arbustiva tipica delle zone boscose mediterranee e costiere.
Foglie lineari balsamiche, intensamente profumate e ricche di oli.
Fiori da azzurri a lilla riuniti in racemi.
Il rosmarino è una pianta che fin dall'antichità ha ispirato leggende e tradizioni.
Rosmarinus da ros rugiada e maris mare, quindi “rugiada del mare”, oppure, rosa maris, cioè “rosa del mare”, e infine, rhus arbusto, quindi “arbusto del mare”.
Utilizzato anche come incenso nelle cerimonie religiose.
Gli Egizi lo consideravano un simbolo di immortalità e ne mettevano una manciata nelle mani del defunto per facilitarne il viaggio nell'aldilà; i Romani, mettevano sul capo dei Lari, le divinità familiari, corone di rosmarino perché proteggessero la casa.
Anche in Europa, in passato, i defunti venivano accompagnati al cimitero tenendo in mano un rametto di rosmarino oppure si confezionavano corone con rosmarino, mirto e alloro.

Rosmarino: rinascita e immortalità: pertanto si riteneva avesse influssi benefici sul corpo e sulla mente.
Le foglie venivano messe sotto il letto per evitare brutti sogni, mentre una vaso posto sulla finestra o vicino alla porta avrebbe tenuti lontani gli effluvi delle malattie.
Il profumo stimola la memoria, pertanto si studiava con una rametto sul tavolo o posto sulle tempie.

Rosmarino come amuleto magico: in Inghilterra, ancora oggi, si ritiene che un rametto di rosmarino appuntato all'occhiello favorisca qualunque impresa; si fabbricavano con il suo legno oggetti vari considerati talismani, cucchiai costruiti con il legno di rosmarino proteggevano dagli avvelenamenti mentre i pettini dalla calvizie: il rosmarino infatti combatte il sebo dell'epidermide e del cuoio capelluto.
Famosa la ricetta dell'Acqua della Regina di Ungheria che a 72 anni, inferma e malata di gotta, trovò giovamento e guarigione grazie a quest'acqua portentosa, acquistabile ancora oggi in erboristeria.
Si narra che Luigi XIV guarì da un reumatismo al braccio e alla spalla poiché è un'acqua divina, sollievo di ogni tristezza.
Caterina Riario Sforza, signora di Forlì, solita agli esperimenti con le erbe, creò un tonico che definì “Acqua celeste”, che conteneva oltre al rosmarino: salvia, basilico, garofano, menta, noce moscata, sambuco, ginepro, cannella, rose bianche e rosse, anice ed incenso.
Aceto dei 4 ladroni: tra il 1628 ed il 1631 durante la peste che colpì Tolosa, quattro predatori di tombe, arrestati per aver saccheggiato cadaveri durate un'epidemia, dichiararono di essersi protetti con un preparato a base di lavanda, rosmarino, chiodi di garofano e aceto distillato: soprannominato poi “l'aceto dei quattro ladroni”.
(La ricetta in realtà cambia con il mutare dei luoghi e le erbe a disposizione).
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