Quando muore una pianta, muore una parte di noi.

23/04/2021
Giardino, prato, campo, bosco esprimono una realtà molto più complessa del semplice nome che portano: sono vita.
Quella vita che dà vita, che permette la vita.

L'uomo è, dati alla mano, la specie vivente che si è adattata meno a vivere sul pianeta terra.
Il cervello, la nostra mente di cui tanto andiamo fieri che ha generato opere maestose, ci sta ingannando portandoci fuori strada.
La conferma di questa teoria è davanti ai nostri occhi: stiamo distruggendo la nostra casa, la casa comune, per sottometterla alle nostre esigenze. Dovremmo domandarci seriamente dove andremo a vivere quando la nostra casa sarà stata distrutta. I cambiamenti climatici che sono in atto sono opera nostra.
Dovremmo abbandonare la convinzione di essere padroni e al centro dell'universo e considerare che l'80% degli esseri viventi sul pianeta è di natura vegetale. Se teniamo così tanto al concetto di “padroni della terra”, questo primato va alle piante e non al genere umano. Le piante hanno reso possibile la vita così come la conosciamo, come ne abbiamo esperienza. Dovremmo averne rispetto. Quando si abbattono alberi, maestosi doni della terra, per cementificare, per costruire, come se di costruzioni – case e capannoni – non ne avessimo a sufficienza, dovremmo tutti sentirci indignati.
E' una parte di noi che muore.
Una parte che non respira più, una parte che diviene sterile.

Le piante hanno permesso la vita assorbendo tonnellate di CO₂ immagazzinandole in giacimenti sotterranei, dai quali otteniamo l'energia per le nostre attività. Rilasciando nuovamente grandi quantitativi di CO₂ nell'atmosfera in breve tempo, l'unica soluzione a breve termine risulta piantare, coltivare. Piantare quanto più possibile vicino alle fonti di inquinamento poiché il potere assorbente delle piante diminuisce all'aumentare della distanza da dove si produce e rilascia CO₂ ed altri inquinanti.
Per questo motivo dovremmo dipingere di verde le nostre città. Se per chi ama dilettarsi nel giardinaggio la sensibilità a queste tematiche è spontanea, la sfida è permettere agli altri di rendersi conto sinceramente che le piante sono parte attiva anche della loro vita.

Tratto da "Quando un non luogo diventa giardino" blog "Versilia Garden"
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